Sala Civica del Comune di Medesano

Abitata fin da tempi preistorici, come testimoniano i reperti rinvenuti nella zona e databili all’età neo-eneolitica e del bronzo, registrò in seguito altri insediamenti fino ad arrivare alla conquista dei romani. Il toponimo, che in documenti medievali compare nelle forme Medusiano, Medexana, Medaxano e Medexano, deriva dal personale latino MEDISIUS o MATISIUS, con l’aggiunta del suffisso aggettivale -anus. Inserita, nel IX secolo, nell’elenco delle terre donate al monastero di Sant’Alessandro di Parma dalla regina Cunegonda, fu oggetto di aspre contese tra parmensi e piacentini, divenendo teatro di battaglie e subendo inevitabili devastazioni. Nel corso del 1100, Oberto Pallavicino vi fece costruire una rocca, rimasta alla sua famiglia fino alla prima metà del Trecento, quando passò ai Da Correggio, i quali la distrussero, all’inizio del XV secolo, per impedire che cadesse nelle mani dei Visconti. Saccheggiata dalle truppe di Carlo VIII, che ne attraversarono il territorio dopo la battaglia di Fornovo di Taro, della fine del Quattrocento, fu successivamente concessa ai Cornazzano, cui subentrarono i Sanvitale. Entrata a far parte del ducato farnesiano, che il congresso di Vienna assegnò a Maria Luigia d’Austria, fu annessa al regno d’Italia nel 1860. La storia seguente, in cui mancano avvenimenti di particolare rilievo, non si discosta da quella del resto della provincia, attivamente impegnato nella lotta partigiana. Il patrimonio storico-architettonico annovera alcuni edifici di culto, tra i quali spiccano: la chiesa di San Pantaleone, costruita nella prima metà del Novecento, in stile neo-gotico; la chiesa di San Michele, in cui si possono ammirare pregevoli opere settecentesche, a Roccalanzona; quella di Santa Lucia, nell’omonima località. La Sala civica è intitolata al M° Romano Gandolfi, nato in questa città.

Interno della Sala Civica

Auditorium del Carmine

Via Eleonora Duse, Parma

La trasformazione di un luogo preesistente in uno spazio per la musica costituisce sempre una sorta di miracolo. L’apertura, dopo i lavori di adattamento, di palazzi storici, chiese, edifici industriali (quasi sempre salvati da un inevitabile destino di abbandono) diventa spesso un evento ancora più inatteso dell’inaugurazione di progetti sorti dal nulla. Così è avvenuto per l’Auditorium del Carmine, austera e silenziosa presenza, da secoli posta accanto al vivace e sonoro Conservatorio, che diventa ora un nuovo luogo di incontro e di cultura per la città di Parma, quasi resuscitato dalla fresca energia vivificante della musica. Lo spazio affascinante, definito dalla cornice gotica dell’architettura, è stato riprogettato per consentire la creazione di un palcoscenico e di una platea adatti per l’esecuzione della musica, e l’arredamento acustico – contrapposto, con il suo profilo tecnologico, alla solennità delle arcate a sesto acuto – ha risolto i tanti difficili problemi di un corpo variamente segmentato e dalle complicate e, a volte, imprevedibili prospettive sonore. I vistosi pannelli orientabili, costruiti con lo stesso legno di pino di cui è fatta la cassa degli strumenti ad arco, possono modellare un immaginario contenitore armonico, variabile a seconda del tipo di musica che verrà eseguita. La prima chiesa ed il primo convento del Carmine vennero costruiti nel 1273, grazie alla munifica donazione di Lanfranco Bacchetti che lasciò i propri beni affinché l’ordine carmelitano, che prima non era presente, si insediasse in Parma. Successivamente “Il Senato parmense, sotto la Prevostura di Giacomo Mandriano, ottenuta la licenza del Senato di Milano circa l’anno 1334, diede libertà a suaccennati padri di poter avanzarsi sopra il muro del Torrente Parma, ad oggetto di poter ridurre il Convento e la Chiesa a maggior perfezionamento; ed in più nobile simmetria”. La torre campanaria fu costruita nel 1565, anche con il concorso del Comune di Parma. Il chiostro maggiore del convento fu sistemato definitivamente nel 1583, come la sagrestia eretta in ordine dorico. La pianta della chiesa risulta quanto mai irregolare proprio per le aggiunte successive di cappelle laterali, alcune gotiche, ed altre rinascimentali, tutte più o meno rimaneggiate in epoca barocca. Gli affreschi tardo-gotici sono stati strappati, quasi integralmente, e collocati in deposito alla Galleria Nazionale. Essi testimoniano generalmente l’influsso lombardo – particolarmente del Foppa – e tendevano ad esaltare, anche pittoricamente, l’architettura gotica delle volte. Sono tutti databili intorno al 1480 circa. Frammenti dunque che testimoniano una vitalità particolare, non solo religiosa, ma anche culturale. L’organo Weigle dell’Auditorium del Conservatorio di Parma risponde ad un criterio fonico particolarmente interessante nella sua adattabilità a qualsiasi repertorio organistico: lo strumento, realizzato da una delle grandi ditte organarie tedesche, consta di 30 registri reali disposti su 3 manuali e pedale su base rigorosamente classica secondo i canoni della grande tradizione germanica ma intonati in modo da poter tradurre fedelmente i vari repertori organistici europei. La dislocazione dello strumento, posto nella chiesa del Carmine, ora Auditorium, su di un soppalco sopra il portale di entrata, ricalca fedelmente, a sua volta, la disposizione originaria degli organi nordici, in vista di una ottimale resa fonica. Tutto questo fa di quest’organo una significativa esclusività nell’odierno panorama della produzione musicale dei conservatori italiani, per cui potrà ospitare senza problemi Recitals dei più svariati generi.

Interno dell’Auditorium

Esterno dell’Auditorium

Volta

Interno dell’Auditorium

Interno dell’Auditorium

Interno dell’Auditorium

Interno dell’Auditorium

Aula Magna dell’Università di Parma

La realizzazione di questo edificio comincia nel 1654 grazie all’atto di donazione del padre gesuita Giovanni Federico Cusani. Nella facciata, leggermente speronata, tre cornici in pietra delimitano il piano terra e il primo piano, entrambi scanditi da due file di finestre incorniciate. Nel pianterreno esse sono interrotte da un alto portale a centina non terminato. Da un vestibolo si accede in un vasto atrio dalle volte a crociera sorrette da colonne a bugnato con base in pietra, e da questo nell’ampio cortile interno quadrato. Un solenne scalone con balaustra porta al primo piano, dove le numerose aule sono servite da corridoi con busti e lapidi che tramandano l’immagine e il ricordo dei docenti che dettero lustro a questo Studium parmense tra i più antichi d’Europa. Numerosi quadri adornano l’Aula Magna dalla volta a vela e l’Aula dei Filosofi: l’una e l’altra conservano stalli e cattedra originari. L’Università di Parma sorse nell’XI secolo dall’evoluzione della scuola vescovile parmense, ove si insegnavano le arti liberali del trivio e del quadrivio. Nel 1601 Ranuccio I Farnese dotò l’Università di costituzioni rinnovate e di particolari privilegi. Oggi l’Ateneo parmense comprende quasi tutte le facoltà, più scuole dirette a fini speciali e di specializzazione; è sede amministrativa di vari dottorati di ricerca e partecipa ai programmi europei per la mobilità degli studenti.

Interno dell’Aula Magna

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